martedì 2 gennaio 2018

WONDER E LA RIVOLUZIONE DEGLI SGUARDI

In attesa di riprendere le pubblicazioni dei vostri articoli, vi propongo questa recensione, scritta da Martina Fuga (autrice de "Lo zaino di Emma") di "Wonder", libro e film imperdibili. 
Buona lettura e auguri per l'anno nuovo!

Quando ho letto Wonder la prima volta quasi 4 anni fa, mi ha folgorato. Era un libro talmente straordinario che avrei voluto che lo leggessero tutti. L’ho regalato a quante più persone possibile e l’ho consigliato a tutti. Quando hanno cominciato a leggerlo a scuola al posto del “Piccolo Principe” o del “Corsaro Nero” volevo baciare in fronte le maestre.
Cos’ha di straordinario questo libro? Parla di diversità come non ha mai fatto nessuno prima. Senza pietismo, con crudeltà a volte, ma in modo semplice e chiaro, con un linguaggio che può arrivare a tutti. Questo già basterebbe per farlo amare, ma c’è di più, Wonder non dimentica il punto di vista di nessuno. Wonder ci fa guardare la diversità dal punto di vista dell’interessato, da quello della madre, quello del padre, quello della sorella, quello degli amici, quello degli insegnanti e anche quello del cosiddetto “cattivo”. Alla fine ci permette di capire anche il punto di vista del bullo! Ed è questa la vera rivoluzione. Nei libri successivi a quello dedicato a Auggie le storie di alcuni dei personaggi vengono approfondite e capiamo molto di più della loro storia, dei loro sentimenti e delle loro azioni. Mettersi nei panni degli altri, vedere le cose da un’altra prospettiva è una cosa che pretendiamo, ma a fatica riusciamo a fare noi eppure cambierebbe in modo sostanziale il nostro stare al mondo. E non parlo solo di chi fuori dal mondo della disabilità non capisce le nostre vite, o peggio discrimina, ma parlo anche di noi che spesso siamo talmente immersi nel dolore e nella fatica che non vediamo cosa ci succede intorno.
Wonder ci insegna una cosa semplice, ma straordinaria: la diversità fa paura, imbarazza, mette a disagio, ma in qualche modo incuriosisce. La gente ti fissa perché vuole capire la diversità, ma allo stesso tempo si allontana perché la teme e così facendo crea voragini in cui la persona disabile può sprofondare. Basta una sola persona però, un solo sguardo coraggioso, per rompere la catena dell’esclusione e mettere in moto un flusso virtuoso. Il mio idolo in Wonder non è Auggie, ma Jack Will, è lui che meriterebbe la medaglia alla fine, è lui che prova a conoscere Auggie e a vedere oltre la sua diversità ed è il suo comportamento rivoluzionario che mette in discussione gli altri ragazzi. Jack trova in Auggie un amico e scopre che è una persona simpatica e divertente, un ragazzo come tutti gli altri, entra in confidenza con il suo volto deforme e non lo vede più. È questa la cosa straordinaria, quando entriamo in confidenza con la disabilità, quando la conosciamo non la vediamo più. Certo le persone disabili continuano a sentirne il peso e la fatica, ma quando lo sguardo degli altri cambia anche per loro la vita si fa più semplice. La storia inizia con Auggie che si nasconde dietro un casco, che ha come unico desiderio quello di diventare invisibile e non attrarre più lo sguardo di nessuno. Già a metà del libro Jack racconta come alla faccia di Auggie ci si abitua, e come nel tempo la diversità diventi unicità. Di Jack mia figlia Emma ne ha incontrati diversi, e le loro azioni per lo più inconsapevoli e spontanee hanno segnato la sua vita e la sua personalità.
Il film non delude, certo il libro è sempre un’altra cosa, ma questa volta non delude. Ci sono un paio di differenze rispetto alla versione originale: i riferimenti a Minecraft faranno saltare sulla poltrona dei cinema diversi ragazzini. Ma c’è una cosa che non ho amato: la solitudine della famiglia, a parte una nonna, morta peraltro, non hanno amici o famigliari. Nel libro non è così, è un po’ mi dispiace, la rete di sostegno e supporto di familiari e amici è fondamentale e insostituibile e avrei voluto che si vedesse nel grande schermo che non è sempre e solo la madre che fa tutto e si sacrifica, ma che spesso un lavoro di squadra ha risultati straordinari.
Wonder è un libro che tutti dovrebbero leggere ed è un film che tutti dovrebbero vedere, soprattutto i ragazzi. Leggete il libro se potete, portate i vostri figli a vederlo al cinema, incoraggiate gli insegnanti a fare altrettanto, emozionatevi e allenate lo sguardo, ne uscirete diversi e più gentili.

Martina Fuga

mercoledì 20 dicembre 2017

IL MIO FUTURO



La società in cui viviamo è profondamente interessata all’apparenza e all’esteriorità: siamo “bombardati” continuamente da immagini, le quali, senza che ce ne accorgiamo, ci impongono modelli, che siamo stimolati a raggiungere ed emulare. Purtroppo per valorizzare così tanto la nostra immagine esteriore, finiamo per tralasciare aspetti fondamentali dell’individuo, quali la personalità, le qualità intellettive, i pregi caratteriali.

A ciò si aggiunge il fatto che i giovani di oggi vengono sempre più “preservati”, protetti, dalle famiglie ma anche dalla società in generale: tendono ad essere sottovalutati quelli che possono essere i reali problemi con cui noi giovani dovremo confrontarci, si tende a posticiparli o rinviarli usando la scusa del “ma tu sei giovane, non pensare a questo” e si limita così il pensiero dell’adolescente che cresce, naturalmente ponendosi dubbi sul domani che, soprattutto nel nostro paese e in questo periodo storico, non appare così roseo.

Per quanto riguarda la scuola, il luogo in cui ci si prepara al futuro, mi sento di dire che andrebbe apportato al più presto un rinnovamento, ma non nell’ambito dei docenti o dei programmi, proprio nel senso strutturale! Capita spesso, infatti, di sentire notizie poco rassicuranti sulle condizioni strutturali degli edifici scolastici italiani, ma non solo: sono profondamente convinto che il nostro paese debba ripartire da ciò, che l’amministrazione pubblica debba agire più concretamente, cercando di concentrare i propri fondi sulla costruzione di ospedali più adatti alle nuove tecnologie e i nuovi metodi di cura, ma anche di scuole dove gli alunni siano in grado di sviluppare conoscenze in campi diversi, con nuovi laboratori e ambienti adatti ad ogni tipo di indirizzo scolastico. Una volta pensato alla sicurezza, non bisogna però dimenticare che, nelle scuole si “costruiscono” i futuri cittadini. A questo proposito, sostengo che l’impegno debba provenire soprattutto da noi studenti, perché dobbiamo sforzarci di capire che ciò che ci viene insegnato all’interno delle scuole, servirà per il nostro avvenire di persone e di lavoratori, ma soprattutto per aprire la nostra mente alla ragione, cercando di evitare la chiusura mentale e i luoghi comuni.

Come ho scritto in apertura di queste mie considerazioni, il ”male” della nostra società sono quei programmi televisivi che ci danno l’idea di dover apparire in un determinato modo, mentre ciò che conta davvero è soltanto  essere se stessi, liberare la nostra personalità e non farci scoraggiare dalle delusioni o dal fallimento, che può benissimo arrivare, perché in fondo la nostra vita è fatta di fallimenti. Sapersi rialzare, riprendere il percorso è l’unico modo per andare avanti, consapevoli che un duro lavoro e una grande passione portano al raggiungimento di un obbiettivo o, ancora meglio, di un sogno. Io vedo intorno a me molte persone che non sono realmente libere, perché si vincolano da sole ad essere ciò che gli altri vogliono e si aspettano che sia; dal mio punto di vista ho imparato invece che non devo avere paura di rivelare chi sono e in cosa credo, come ad esempio in campo religioso.

Un punto molto interessante - tema di discussione anche polemica in questi giorni, a livello nazionale - sul quale vorrei soffermarmi prima di concludere queste mie riflessioni sul nostro futuro, è l’alternanza scuola-lavoro che nei diversi indirizzi di studio è messa in atto in modi vari. A mio parere, nei licei le ore di alternanza non vengono sfruttate nel modo più adeguato, portando spesso gli studenti – forse con ragione - a lamentarsi dell’inutilità di queste ore, mentre nel caso degli istituti tecnici e professionali, per mia esperienza l’alternanza è una grande opportunità per iniziare a pianificare il proprio futuro, a partire dalla base economica che un certo lavoro ci potrà offrire, ma soprattutto per cercare di capire a quale tipo di impiego ci sentiamo più adatti, magari stravolgendo anche i piani che un adolescente ha già formulato, ma che in realtà sono in continua evoluzione.

Concludo dicendo che la mia visione del futuro è buona in questo momento, non tanto per la società in cui vivo, perché a mio parere ha bisogno di un gran cambiamento che deve partire proprio da noi giovani, quanto invece per il mio personale futuro, perché ho fiducia nelle mie capacità e pur non avendo ben chiaro quali siano i miei piani dopo la scuola superiore, so che potrò riuscire a fare qualsiasi cosa deciderò di intraprendere, mettendoci impegno, affrontando anche sacrifici, per raggiungere un futuro migliore, continuando ad inseguire i miei sogni, che saranno in continuo sviluppo.      
Filippo Tassistro, IV E tur 

domenica 12 novembre 2017

L’ESPERIENZA D’ALTERNANZA DI LAURA E JENNIFER

Questo articolo di Jennifer Sanchez & Laura Semeraro, III A tur, è stato pubblicato sul sito 

Infoalterniamoci

Un'esperienza di alternanza scuola-lavoro a Informagiovani
 
Bonjour à tout le monde! Siamo Jennifer e Laura, siamo delle studentesse del Firpo-Buonarroti e vi parleremo della nostra esperienza di alternanza ad Informagiovani; le ore che hanno preceduto il nostro ingresso nell’ufficio erano colme di ansia, ma appena varcata la soglia della porta verde, le nostre paure hanno lasciato spazio alla curiosità e alla voglia di imparare.
Il primo giorno è stato tutto molto teorico e istruttivo. I nostri tutor, Lino e Mariangela, si sono presentati e subito ci hanno messo a nostro agio permettendoci di adattarci all’ambiente circostante. Ci hanno fatto conoscere il posto in cui trascorreremo le prossime due settimane, ci hanno mostrato e spiegato le funzioni dell’ufficio e ci hanno fatto partecipare alla riunione di redazione con i ragazzi del servizio civile (anche loro très sympa!). Il nostro primo giorno è stato un po’ “pesante” a livello mentale, ma soddisfacente! Abbiamo fatto la rassegna stampa, confrontato varie notizie dei vari siti di internet e ordinato le GreenCard… tutto questo è successo nel back office e adesso vedremo cosa ci aspetterà nel front office!
La prima settimana è terminata, abbiamo iniziato ad ambientarci e a prendere dimestichezza con l’ambiente. In questa settimana ci siamo dedicati alla rassegna stampa, al GG6 (come, ad esempio, la banca dati e all’inserimento di notizie) e all’aggiornamento dei dépliant nel front office… dobbiamo ammettere che tutto ciò che abbiamo fatto in questi giorni ci è piaciuto ed è stato molto istruttivo!
A nostro malincuore la seconda settimana è terminata velocemente ed il nostro bagaglio istruttivo e personale è aumentato molto. In quest’ultima settimana siamo stati a contatto con le persone, lavorando in gruppi diversi mettendo in pratica le soft skills studiate a scuola e abbiamo iniziato a conoscere i nostri punti deboli e di forza.
Jennnifer: è stata un’esperienza meravigliosa! Mi sono sentita quasi come a casa; tutti i “colleghi” sono stati molto simpatici e cordiali. Grazie ai nostri tutor che sono sempre stati molto disponibili con noi e anche ai ragazzi del SVC: sono tutte persone fantastiche che, ognuno con la propria personalità, hanno reso queste settimane indimenticabili!
Laura: esperienza bellissima! Mi sono trovata molto bene e questo è merito di tutte le persone dell’ufficio. Un grazie particolare ai nostri tutor sempre disponibili ad aiutarmi e ad ascoltarmi strappandomi un sorriso o dandomi parole di conforto. Grazie anche ai ragazzi del servizio civile che hanno reso queste settimane molto più leggere e simpatiche! A presto!
Jennifer Sanchez & Laura Semeraro, III A tur
 

Gabriele e Dayana: L’esperienza di Alternanza scuola-lavoro ottobre 2017

Questo articolo di Gabriele Benevento e Dayana Urgilez, III A tur, è stato pubblicato sul sito 

Infoalterniamoci

Un'esperienza di alternanza scuola-lavoro a Informagiovani
 
Il primo giorno eravamo molto agitati nel pensare che cosa ci aspettava nel mondo del “lavoro”. Appena entrati abbiamo conosciuto i nostri Tutor, Lino e Mariangela, che ci hanno messo a nostro agio. Subito dopo ci hanno presentato i loro colleghi, ci aspettavamo che fossero seri e severi, invece ci siamo trovati delle persone molto aperte, simpatiche, disponibili, e gentili. Abbiamo conosciuto i ragazzi del servizio civile e alle 10:30 abbiamo partecipato con Mariangela alla loro riunione nella stanza dove possono entrare 20 persone. Dopo, Lino ci ha mostrato la stanza da 80 persone al massimo e ci ha fatto vedere il front e il back office, le bacheche, la gradinata e abbiamo visitato i vari siti dove si possono trovare informazioni essenziali. Abbiamo visto e ci è piaciuto come si crea una GreenCard. Per ora ci stiamo divertendo e la nostra attenzione viene attirata da questi argomenti; ci piace molto l’idea di sapere che saremo a contatto con la gente e dare informazioni.
Vedremo cosa ci aspetterà nei prossimi giorni!
31/10/17
É già venerdì ed è già passata una settimana di alternanza, in questa settimana abbiamo imparato molte cose del lavoro qui: ad esempio ci siamo dedicati principalmente alle rassegne stampa, cioè prendiamo informazioni importanti da vari siti che ci sono stati segnalati (es. Intranet, Mentelocale, etc.), ieri abbiamo messo in ordine e buttato gli articoli vecchi da certi quadernoni, tenendo quelli dal 2015; banca dati e aggiornare i depliant. Oggi i nostri tutor ci hanno insegnato come pubblicare le news sul sito GG6 (Genova Giovani 6 tu).
03/11/17
Siamo arrivati al capolinea. =( L’ultimo giorno di alternanza scuola-lavoro è terminato. Per noi è stata una bellissima esperienza. In queste due settimane abbiamo imparato molte cose, quest’ultima settimana è stata un po’ diversa dato che era il compleanno di Mariangela che ci siamo riuniti tutti a festeggiare. Abbiamo iniziato a prendere confidenza con i ragazzi del servizio civile, che sono stati molto simpatici. Ringraziamo tutti per averci sopportato queste due settimane, specialmente ai nostri tutor Mariangela e Lino (persone fantastiche)… Ringraziamo anche i ragazzi del servizio civile, per averci fatto compagnia durante le pause e nell’ora di pranzo. Gerardo con il suo sorriso, Gianmarco e Margherita con quello spirito mixato tra il lavoro e il gioco, Santina che in quest’ultima settimana è stata sempre presente e con uno spirito materno, Lino con le sue tisane e il carisma e infine Mariangela, sempre con un buon sorriso e un buon tocco di coraggio sulle spalle. Questa esperienza rimarrà sempre nei nostri cuori, è finita e speriamo di ritornare il più presto possibile, per noi, è stata come una seconda casa. Grazie per averci dato la vostra fiducia e un abbraccio a tutti.
A presto! 
Gabriele Benevento e Dayana Urgilez, III A tur

giovedì 9 novembre 2017

Un'avventura in Alternanza



Da quando è entrata in vigore la normativa, l’alternanza scuola lavoro è diventata una parte fondamentale della vita di ogni studente.

Pienamente approvata da alcuni, disprezzata da altri, l’alternanza scuola lavoro ha una durata che varia dalle due alle tre settimane, nelle quali gli studenti invece di andare a scuola si recano in un luogo di lavoro, senza però essere retribuiti.

Solitamente, il luogo di lavoro è scelto in base all’indirizzo scolastico frequentato dai ragazzi, inserendo così gli alunni in un contesto lavorativo nel quale potrebbero ritrovarsi una volta terminati gli studi.

Ma ora vi voglio parlare della mia alternanza scuola lavoro, o meglio dire della mia avventura in alternanza.

Ho lavorato per due settimane all’Acquario di Genova, il secondo acquario più importante d’Europa. I miei compiti erano accogliere i turisti e dare loro informazioni (ad esempio indicando il bagno, il bar o l’ascensore).

A volte sono stata anche in reception, a mio parere la postazione più adatta a me, visto che frequento un istituto turistico. La reception era la prima postazione che i turisti trovavano all'inizio del loro percorso, il mio compito era accogliere i turisti, dare loro le mappe disponibili in varie lingue e a volte anche spiegare loro il percorso.

I miei colleghi erano gentili e simpatici, la loro compagnia ha reso meno pesanti le quotidiane otto ore durante le quali dovevo stare in piedi.

Ho avuto modo di parlare lingue diverse, mettendomi a confronto con turisti provenienti un po’ da tutto il mondo.

Ho incontrato persone che non distinguevano la sinistra dalla destra, persone gentili e cordiali, ragazzi/e che vivono realtà diverse dalla mia.

Una cosa che ho sicuramente imparato da questa esperienza è che il mondo è bello perché è vario, ogni persona ha la propria storia, i propri segreti, le proprie paure e le proprie emozioni. Ho avuto modo di riflettere su quanto il mondo che mi circonda sia piccolo rispetto alla realtà mondiale di sette miliardi di persone.

È stato faticoso, in certi casi anche difficile, ma sono convinta che sia stata un’esperienza fantastica che sarei disposta a rifare altre cento volte.

Spero che anche tutti voi abbiate modo di vivere un’esperienza in alternanza positiva come la mia.
Eleonora Bonfà, III D tur 
(foto dell'autrice)

mercoledì 8 novembre 2017

Altre due nostre "giornaliste" su Il Secolo XIX

Luana Fracassi e Beatrice Apicella della V E tur, redattrici di FB ALL NEWS,  raccontano speranze e timori sul loro futuro in un articolo uscito oggi su Il Secolo XIX :-)